Cappotto verde e mani che tremano
un codice scritto per le notti
tra mille altri che cianciano innumerevoli
poesie di festa, inebriati dal flusso del proprio tempo
solleticato con piume di compagnia.
Sinfonia composta dal mio cervello
è la pace della caduta, i pensieri che esplodono
al contatto, fermo ad un fotogramma appena precedente
la fatalità del danno, l'irreparabile soluto di resistenza alla volontà
e prova di un teorema che non si realizza.
Fischiano come ruote di un treno le ore
saltellanti, inanellate a mo’ di schiuma
rabbiosa che popola le labbra secche di terra,
feroce, un abbraccio solidale alla mancanza,
al catechismo dell'accadere anonimo e taciturno,
senziente e stridente.
Un unico martellante chiodo, un unico tendine teso
tra l'aldiquà probo e una gloria
da dieci righe di giornale,
una vita che fa appena notizia se finisce.
Il vuoto disco dell’avvenire
si incanta sulle stesse note
sorretto come sfondo dal rombo
meccanico e sordo delle mete.
Frutto di un calcolo premuroso,
la rotonda si accartoccia
rovo grondante e traliccio
convesso sulle forme piatte
del paesaggio stanco.
Frecce di alluminio e destinazioni
solcano le tracce prescritte dell’urbano
e dell’umano rimane il presagio
di un aldilà sfiancato.
Affrettato è il brulicare dei delfini
natanti scomposti nelle pescose correnti
eco delle tempeste arancioni, elettriche
attrici da sembianze atmosferiche.
Un bitume di plastica e schiuma,
mollusco sempiterno si accascia
ai miei piedi: trionfo io,
sull’organico pesato dalla mia maschera,
individuo
testimone di una mano vincente
in un gioco che non diverte.
Un angolo di dopo s’arretra
sempre all’impacciato calcolo degli intenti,
di imponenti riporti è l’istante colpevole.
Un ottuso puntale guida il centro
attento a ciò che viene, e ciò
che va, minima cura
della fiacca sussistenza del presente.
Solo nella disciplinata ebbrezza
di un corpo adiacente, il perverso giogo
del continuo si frantuma
e l’ora scandisce i suoi sessanta
trecento-sessanta atomi in un nulla di fatto.
Macchinista d’anime complesse e sospese
ardire è l’ordine del giorno
su cui tramonta il sospiro
inquieto di esistenze a progetto.
Finché ogni meccanismo oliato,
finché il concetto reso pura resa,
non un sussurro di pace immobile,
non un morbido torpire.
E cede all’esame del contatto
il frutto incantato del tuo seno.
Calma notte, pia e lucida prestazione
di risorse umane,
mitiga il respiro dovuto
all’ordine dell’utopia.